Violenza sessuale e incesto

Realtà e meccanismi di protezione

L’incesto e le violenze sessuali, sia all’interno che all’esterno della famiglia, costituiscono una violazione grave, sistematica e distruttiva dei diritti fondamentali. Riconosciuti dal diritto internazionale e penale come reati di estrema gravità, compromettono l’integrità fisica e psicologica delle vittime, che si tratti di minori, persone vulnerabili o persone con disabilità.

La particolare vulnerabilità delle persone con disabilità

I bambini con disabilità subiscono in misura sproporzionata queste violenze: fino al 68% delle ragazze e al 30% dei ragazzi con disabilità intellettiva o disturbi dello sviluppo subiranno abusi sessuali prima di raggiungere la maggiore età (proposta di regolamento europeo). Per quanto riguarda le donne autistiche, uno studio francese (CNRS, Associazione francofona delle donne autistiche) rivela che nove su dieci hanno già subito un’aggressione sessuale, un tentativo di stupro o uno stupro nel corso della loro vita.

Questa sovraesposizione si spiega con la maggiore dipendenza dagli assistenti per le attività intime, l’isolamento relazionale, le barriere comunicative e il timore che la loro parola venga sminuita.

Che cos'è l'incesto? Definizione e quadro giuridico

L’incesto rappresenta una violazione assoluta della funzione protettiva della famiglia: comprende le aggressioni, gli stupri o le molestie sessuali commessi da un genitore, un ascendente, un parente collaterale o qualsiasi persona che eserciti un’autorità di diritto o di fatto, approfittando del tradimento della fiducia.

A lungo assente dal Codice penale in quanto tale, il concetto di incesto vi è stato introdotto con la legge del 14 marzo 2016: da questa riforma, uno stupro o un’aggressione sessuale commessi ai danni di un minore è qualificato come incestuoso qualora l’autore sia un ascendente, un fratello, una sorella, uno zio, una zia, un nipote, una nipote o il coniuge di una di queste persone, a condizione che eserciti sul minore un’autorità di diritto o di fatto.

Questo progresso rimane tuttavia parziale: i cugini non sono interessati, in assenza di un divieto legale di matrimonio tra loro, e la legge non ha creato un reato autonomo, ma aggiunge una qualifica aggravante allo stupro e all’aggressione sessuale, mentre la questione del consenso della vittima deve sempre essere accertata, indipendentemente dalla sua età.

I meccanismi del controllo

Le aggressioni raramente si basano sulla forza bruta, ma su un processo metodico:

  • L'approccio mirato alla dipendenza affettiva, materiale o fisica.
  • La graduale abolizione dei limiti con il pretesto del “gioco”, della “tenerezza” o delle cure.
  • Il silenzio imposto dalla paura, dalla vergogna e dal ricatto emotivo («se parli, la famiglia va in pezzi»).

Una portata allarmante

In Europa, il Consiglio d’Europa stima che circa un bambino su cinque subisca una qualche forma di violenza sessuale durante l’infanzia. A livello mondiale, l’UNICEF (ottobre 2024) stima che 370 milioni di ragazze e donne attualmente in vita, ovvero una su otto, abbiano subito uno stupro o un’aggressione sessuale prima dei 18 anni; una cifra che sale a 650 milioni, ovvero una su cinque, se si includono le violenze senza contatto fisico (abusi verbali o online).

Le conseguenze traumatiche a lungo termine

Le conseguenze sono profonde e croniche: gravi disturbi psicologici (disturbo da stress post-traumatico, depressione, comportamenti di dipendenza), somatizzazioni fisiche, compromissione dell’autostima e difficoltà persistenti a instaurare relazioni di fiducia.

Di fronte a queste violenze, la ricostruzione è possibile: esistono professionisti e servizi di sostegno, e nessuna vittima dovrebbe rimanere sola. Trovate i contatti e le risorse sulla nostra pagina “Segnalare e chiedere aiuto”.